sabato 8 luglio 2017

Madre regale



Madre regale

Ogni mattina sorridendo sale 
con due bambine prese come sacchi
fra le sue braccia forti.
Piccole teste fitte di treccine e viso uguale,
otto denti in totale
candidi e storti. 
Troneggiano ciascuna su un ginocchio
della madre regale.
A volte l'una ride e l'altra piange,
a volte si contendono  un biscotto.
Il suo doppio trofeo  più forte stringe,
canta una nenia e poi
scende dall'otto.

( Sara Ferraglia )


sabato 1 luglio 2017

Che ti sia piuma la vita


 Che ti sia piuma la vita

Che ti sia leggero il mattino
leggero come un’ala di farfalla
quando si posa sui petali
bianchi di un gelsomino. 

Che ti sia riposo la notte
come il silenzio delle vette
quando tramonta il sole
e si quieta anche il vento.

Che ti sia piuma la vita
quando porti in tasca sassi
quando arranchi in salita
e maledici la fatica dei passi.

Che ti spunti una lacrima-carezza
mentre ascolti una voce
stella del firmamento
che sussurra poesia con dolcezza,
petali di parole sparsi
come neve sul pavimento.

( Sara Ferraglia )





venerdì 30 giugno 2017

A te vorrei brindare



A te vorrei brindare

Il tempo sta scadendo
e non ti ho scritto ancora,
perché ci sono gesti,
cui sto pensando ora,
e piccole attenzioni,
silenzi ed emozioni
ardui da catturare.
Un poeta diceva
che poesia è quando
in un bicchiere metti
immensamente il mare.
Il tempo sta scadendo…
a te vorrei brindare.

( Sara Ferraglia )

mercoledì 14 giugno 2017

Passa la gente bella



Passa la gente bella.

Passano certe persone
come rifoli di vento,
talmente lievi che a stento
ne hai la percezione.
Volano come pappi
al soffio di un bambino.
Passandoti vicino,
delicati viluppi
di pensieri e ricordi,
lasciano sulla pelle
un brivido di stelle,
un tramonto fra i fiordi.
Passa la gente bella
come piuma minuta
dall’ala sfuggita
di una tortorella.

( Sara Ferraglia )

giovedì 25 maggio 2017

Sono già qui



Sono già qui.

Sono già qui, bambina mia
dove mi è amico il sole
e la notte di zagara profuma.
Che luna…
Ho viaggiato leggero, stella mia.
Sfioravano il terreno le mie suole.
Le paure? Nessuna.

Pensami trasparente,
adamantino  come il nostro cielo
e con la fronte fresca come il mare…
Non piangere…
La mia casa è il tuo cuore.
Ogni tramonto ora, ogni mattino
lì mi potrai trovare.

( Sara Ferraglia )


giovedì 11 maggio 2017

Un'ape ribelle


Un’ape ribelle

E’ l’ultimo raggio di sole
che invita le api al riposo.
Dall’alba un ronzare festoso
vibrava fra siepi ed aiuole.
Il sole tramonta, di fuoco.
Ritornano piccole ali
tranquille nei loro alveari,
ma una rimane, mi affronta,
m’insegue  fin oltre il giardino…
L’inganna il profumo, la pelle?
Si è persa, non sa dove andare?
No, io preferisco pensare
che invece  sia un’ape ribelle.

( Sara Ferraglia )

giovedì 27 aprile 2017

Ora la musica riposa



Ora la musica riposa

“Ora la musica riposa
Ho guardato il mare…”
Come se lei volesse
alleggerire il cuore
nella mia mano posa
sue stille di dolore.
La ringrazio con gli occhi
per quel foglietto bianco,
per la condivisione
di un cocente dolore
e scorrono parole
leggere come l’onda
che accarezza uno scoglio,
pesanti come rocce
che riflettono il sole.
Quasi un canto d’amore
fissato su quel foglio,
quasi un inno alla vita:
per la candida luna
lei non volle affogare,
per l’anima di un Uomo
lei non volle morire.
Come se lei sapesse
che non era finita

( Sara Ferraglia )

venerdì 14 aprile 2017

MOAB




Gli Stati Uniti sganciano la «madre
di tutte le bombe»

( La vignetta è di Mauro Biani per Il Manifesto)

La madre di tutte le bombe

Chi ha potuto associare il nome “Madre”
alla devastazione di una bomba?
Donna che dà la vita.
Uomo che fa la guerra.
Così è da sempre sulla Madre Terra.
Parola snaturata, scaturita
da chi non ha mai pianto su una tomba
o sul corpo smembrato di un bambino.
Chi ha potuto associare il nome “Madre”
a un ordigno di morte?  
Se “Padre” non vi piace,
se il genere è discordante,
chiamatela Presidente o Generale,
un orrore comunque,
uno schiaffo alla pace,
una violenza uguale,
non  “Madre”… suona troppo innaturale.

( Sara Ferraglia )

martedì 28 febbraio 2017

Le mie allodole


Le mie allodole

Stamani alla fermata
ho visto le mie allodole passare.
Sorridevano dietro ai finestrini
e mi hanno illuminato la giornata
in questo martedì di carnevale,
le mie allodole nei loro costumini …
Più tardi, per la strada,
sulle labbra il sapore del caffè,
ho udito un’altra allodola cantare…
Fresca e leggera come la rugiada
lei spicca il volo poi scende perché
io sono il nido in cui può tornare
ogni qualvolta ha bisogno di me.

( Sara Ferraglia )

domenica 26 febbraio 2017

Sfida poetica



Febbraio 2017

La poetessa Diella Monti  è su una spiaggia della riviera romagnola .
Io sono sulla costa tirrenica, Riviera degli etruschi.
Ci salutiamo su Facebook e lei scrive:
“ Allora abbiamo condiviso sole e vento. Ci si potrebbe scrivere una poesia. Ti lancio una sfida poetica…”
Inizio io.

Sfida poetica 
( a Diella Monti)

Soffia dall'Adriatico al Tirreno
gelido un vento che di primavera 
non ha ancora l'anelito  e il profumo.
Sfodera la mimosa un giallo pieno 
lei, coraggiosa pianta pioniera
che nasce anche in terra di nessuno,
il fiore della donna e della vita.
Io sono qui, sullo sfondo l'Elba,
tu guardi in faccia la costa croata
ma è la stessa bellezza che ci invita
a descrivere il mare o un filo d'erba
e la sfida poetica è ... accettata.

E lei risponde:

Risposta a sfida poetica
(per Sara Ferraglia)

E infine la risposta è arrivata
E'stato il mare che me l'ha portata
tra sole e vento dentro ad un fragore
cavalca l'onda e giunge al mio dolore.
il sale invecchia e brucia la mia pelle
che cerca solo il bacio della stelle
ma cielo e mare muovono poesia
e tu me l'hai portata, amica mia. 


lunedì 20 febbraio 2017

Non vengo mai a cercarti al cimitero



Non vengo mai a cercarti al cimitero

Non vengo mai a cercarti al cimitero
perché tu non ci sei
e poi… non ho bisogno di trovarti,
io non ti ho persa mai.
Non è la vicinanza a ciò che resta,
a polvere che ormai sei diventata
ciò che mi fa sentir la tua presenza.
E’ un abito felpato in cotonina
che tu indossavi  solo per la festa
appeso ad una gruccia del mercato,
la mela aperta in due sulla credenza
che mai mangiavi intera, per creanza.
E’ il sorriso sdentato
d’ottantenne bambina
per la tua casa nuova, per la televisione
anche se in bianco e nero,
per il termosifone dal calore uniforme,
lo stupore sincero
per le piccole gioie che la vita t’ha dato,
forse troppo in ritardo.
Non vengo mai a cercarti al cimitero
perché ho dentro il tuo sguardo.

( Sara Ferraglia )

giovedì 5 gennaio 2017

Cara Befana che voli stanotte


Cara Befana che voli stanotte

Cara Befana che voli stanotte
su tue fantastiche, magiche rotte
con una lacrima a bagnarmi il ciglio
ho il desiderio di darti un consiglio,

soltanto un piccolo suggerimento
mentre mi escono parole a stento:
vola nel cielo, più in alto che puoi
perché scendendo quaggiù, accanto a noi,

vedresti un uomo che ha perso la strada,
un derelitto ovunque lui vada,
corpi di bimbi su spiagge deserte
senza le madri e calde coperte,

l’odore acre di sangue e rovina
di ogni violenza grottesca vetrina,
avidi accumuli di sorda gente,
lacrime asciutte di chi non ha niente.

Ma la Befana che vola stanotte
sulle fantastiche, magiche rotte
triste risponde che sta atterrando,
fosse un sol bimbo che sta aspettando…

che l’innocenza degli occhi e del cuore
son la speranza in un mondo migliore.

( Sara Ferraglia )

lunedì 2 gennaio 2017

Quando un poeta muore



Quando un poeta muore

E’ morto stanotte un anziano poeta.
C’era “la luna bianca”...
Fra lenzuola di seta
c’era una mano stanca

e l’indice nodoso sul cuscino
a tracciare grafìa.
Concluso il suo destino
ma non della poesia,

perché così accade
quando un poeta muore:
che la sua voce  evade
quando si ferma il cuore.

( Sara Ferraglia )